All Life is Art

“Perché ci sono troppe cose che mi piacciono, e mi confondo e mi perdo a correre da una stella cadente all’altra fino allo sfinimento. Non avevo niente da offrire a nessuno tranne la mia confusione.”
Jack Kerouac, Sulla Strada (via rivoluzionaria)

(via thelittledog-deactivated2014090)

kirschtein-sexual:

Guys I think I’ve found heaven

And it’s in Nova Scotia

vrtoglavicazanosa:

A Castle in Italy / Un château en Italie (2013)

(via and-let-it-fall-this-star)

Luigi Lo Cascio e il lato umano del fare l’attore

musicultura-blog:

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Nel nostro immaginario, Luigi Lo Cascio è Peppino Impastato, è Nicola Carati, è Saro Scordia; è uno straordinario attore teatrale, capace di tenere il palco in Amleto e Sogno di una notte di mezza estate; è il vincitore di Nastri D’argento, David di Donatello e premi UBU; e, per finire, è il regista di alcune pièces teatrali e di un film, La città ideale. Ma questo non è Luigi Lo Cascio, questo è solo il suo lavoro.

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radimartino:

La camera

2006, 16mm b/n, 10’45”  Actors: Anastasia Astolfi, Filippo Timi. Produced in collaboration with / Prodotto in collaborazione con MACRO, Rome & Cinecittà Luce, Rome

Two actors, displaced on a hill and framed by a wooden “drawn-like” perspective of a room, re-enact VERBATIM all the voices they hear in their headphones. The interviews are about tv memories and archival news on the advent of the TV set as a normal accessory for everyone’s home.

Due attori, dislocati su una collina e incorniciati da una finta prospettiva di legno di una camera disegnata, ri-recitano in playback le voci di persone intervistate che sentono nelle cuffie. Alle persone intervistate sono state chieste delle memorie televisive e alle interviste si alternano stralci dei telegiornali degli anni ’50 e ’60 in cui si parla dell’avvento della televisione come normale accessorio domestico. Torino Film Festival, Dallas Video Festival, Kasseler Documentary & Film F., Kassel, Trieste FF, Pesaro FF, EMAF Osnabrueck FF, Impakt video art Festival, KunstFilmBiennale, Torino Gay&Lesbian FF, Viper Basel International FF

artedellattore:

Nel centro buio di quegli occhi

L’intensità dello sguardo di Filippo Timi è uno degli elementi su cui si fonda la sua forza, il suo magnetismo.

Il momento di massima attrazione si raggiunge quando questo sguardo diventa fisso.
Una fissità dovuta alla malattia che colpisce i suoi occhi fin dall’età giovanile: il morbo di Stargardt atrofizza le cellule coniche dell’occhio causando gravi danni alla vista.
“Il centro dei miei occhi è quasi cieco, mi mancano 9,25 gradi. Un buco nel campo visivo: vedo i contorni, ma non ciò che sta dritto davanti a me” scrive nel suo libro Peggio che diventare famoso.

Una tale mancanza si trasforma però in un’occasione, pienamente sfruttata da Timi, per costruire un efficace strumento di perforazione dello schermo. Soprattutto nelle scene più intime, come il monologo nella cappella di In memoria di me di Saverio Costanzo, lo sguardo di Timi può essere infatti paragonato ad un buco nero che attrae ogni elemento presente nell’inquadratura, e che convoglia specularmente lo sguardo dello spettatore proprio nel centro buio e cieco di quegli occhi.
Questa cecità centrale della pupilla spiegherebbe ulteriormente la direzione decentrata degli occhi rispetto al proprio volto e alla persona a cui si sta rivolgendo.

Lo sguardo fisso, spostato, dona un’aria profondamente assorta al personaggio, ma soprattutto gli conferisce una presenza a cui non ci si può sottrarre, granitica e incredibilmente attraente.
Timi ha quindi saputo costruire su un proprio difetto fisico, o per meglio dire attorno ad una mancanza specifica, un sistema di attrazione inconfondibile, come in passato hanno saputo fare comici come Marty Feldman, o caratteristi come Jack Palance.

Nicolò Piccinni

Happy Birthday Daniel Michael Blake Day-Lewis (April 29th 1957)

I didn’t like the idea of being foolish, but I learned pretty soon that it was essential to fail and be foolish.

(Source: daviddayluiz)